Malasanità, 30mila denunce l’anno

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31 gennaio 2016 di ilbroker

Il dato è in lieve calo, ma sei casi su dieci rimangono senzaseguito.

  
Garze lasciate nello stomaco, gesso sulla gamba sbagliata, parti finiti in tragedia ma anche errata diagnosi di una patologia. Sono circa 30.000 le denunce di malapratica medica in un anno e in continua lieve diminuzione, ma in media sei su dieci rimangono senza seguito. È la stima dell’Ania, l’Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici attive in Italia, sulla base dei dati del Rapporto 2014-2015, che mostra il contesto da cui è nata l’esigenza della legge sulla responsabilità medica approvata ieri dalla Camera.Nel 2013 sono stati 30.400 i sinistri aperti, di cui la maggioranza, quasi 18.400, relativi a polizze stipulate dalle strutture sanitarie. Eppure spessissimo, nel 60% dei casi, le denunce muoiono là, e non sono seguite da risarcimenti. «A volte perché il fatto non sussiste – commenta Dario Focarelli, direttore generale Ania –, altre perché si denunciano spesso più persone per lo stesso episodio di malpractice, per il quale solo una persona risulta alla fine responsabile».

Dopo le forti crescite degli ultimi 20 anni in cui siamo passate da 10.000 a 30.000, le denunce nei confronti di strutture e di professionisti sanitari sono in calo: nel periodo 2010-2013 sono diminuite dell’11%. Continua invece l’aumento della raccolta premi assicurativi, dettata in parte dall’aumento del costo dei premi e in parte crescita del numero di polizze stipulate: nel 2013 è stata del +3,8% rispetto al 2012, mentre il tasso annuo di crescita nel periodo 2003-2013 è stato del 6,9%.

«L’aumento dei premi è dettato dal fatto che, in passato, per i sinistri abbiamo pagato in media il doppio rispetto a quanto incassavamo, proprio per via dell’alto costo dei risarcimenti». Ad aumentare sono state soprattutto le polizze dei professionisti considerati “più a rischio”, ovvero chirurghi estetici, ginecologi e ortopedici. «Si va dai 400 euro l’anno che paga un medico generico a 20.000 euro annui dei ginecologi che operano in libera professione», specifica Focarelli. Diversamente da quanto denunciato da alcuni medici, «non c’è una “fuga” degli assicuratori dai professionisti, se non da quelli che hanno già subito molti sinistri». Maggiore il problema nell’assicurare invece le strutture sanitarie, poiché ancora spesso manca un sistema di risk management, aspetto che ha contribuito a lasciare ampio spazio di mercato alle assicurazioni straniere.

«La legge approvata alla Camera – conclude Focarelli – va nella giusta direzione, anche se serviranno correttivi».

Fonte – Il Piccolo

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