Perdite marittime in calo, ma la diminuzione degli investimenti riduce la sicurezza e aumenta i rischi

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25 marzo 2016 di ilbroker

Nel 2015, a livello mondiale, gli incidenti nel trasporto marittimo che hanno causato perdite integrali hanno proseguito la tendenza al ribasso nel lungo periodo con 85 perdite subite. È quanto dimostra la quarta edizione di Safety and Shipping Review 2016 di Allianz Global Corporate & Specialty SE (AGCS), che prende in esame le perdite marittime superiori a 100 tonnellate distazza lorda.
Sebbene il numero di perdite sia rimasto stabile, calando di appena il 3% rispetto all’anno precedente (88), il 2015 è stato l’anno più sicuro nel trasporto marittimo dell’ultimo decennio. Dal 2006 le perdite sono diminuite del 45% grazie a migliori condizioni di sicurezza e ad una più solida autoregolamentazione.
Tuttavia, permangono differenze per regione e per tipo di nave.
Più di un quarto di tutte le perdite si sono verificate in Cina meridionale, Indocina, Indonesia e Filippine (22 navi). Le perdite in questi luoghi, a differenza di altre aree importanti, sono aumentate rispetto all’anno precedente.
I cargo e i pescherecci hanno rappresentato più del 60% di tutte le perdite, e per la prima volta in 3 anni quelle dei cargo sono aumentate. La causa più comune di perdite totali è stata il naufragio (affondamento), che rappresenta quasi il 75% delle perdite, in aumento del 25% rispetto al 2014, e spesso dovuto al cattivo tempo.
Secondo il rapporto, nel 2015 ci sono stati 2.687 incidenti marittimi nel mondo (incluse le perdite totali), con un calo del 4%. Gli incidenti si verificano tutti i giorni della settimana, anche se la maggior parte avviene di giovedì, mentre sabato è quello in cui ne avvengono di meno. Il Mediterraneo orientale e Mar Nero si conferma, con 484 episodi, il principale punto caldo. Tre navi condividono la fama di essere le più inclini agli incidenti (ve ne sono stati 19 nello scorso decennio): un traghetto ro-ro nell’area dei Grandi Laghi, un aliscafo nel Mediterraneo orientale e Mar Nero e un traghetto nelle Isole britanniche.
La recessione economica impedisce miglioramenti nella sicurezza.

Se la tendenza al calo nel lungo periodo nelle perdite marittime è incoraggiante, il proseguire di deboli condizioni economiche e di mercato, la diminuzione dei prezzi delle materie prime e un eccesso di navi stanno mettendo pressione sul contenimento dei costi aumentando i problemi legati alla sicurezza. Nello scorso decennio AGCS ha notato un aumento nella frequenza delle perdite, che può essere attribuito in certa misura a questa situazione.

La recessione economica e il suo impatto sul settore marittimo potrebbero avere un’influenza negativasulla sicurezza“, dichiara il Capitano Rahul Khanna, Global Head di Marine Risk Consulting, AGCS.
Molti settori come quelli di cargo, portarinfuse e offshore sono già in pericolo, e qualsiasi riduzione degli standard di sicurezza rappresenterà un serio motivo di preoccupazione“. È essenziale, in materia di sicurezza, che le pressioni economiche non permettano una filosofia del ‘ci penseremo dopo’, avvertono gli esperti di AGCS. Alcuni armatori stanno già allungando al massimo gli intervalli dei tempi di manutenzione, mentre altri stanno disarmando le navi. “Riattivare queste navi in un mercato che si è trasformato dal punto di vista tecnologico può diventare difficile. Esiste l’esigenza di procedure standardizzate di disarmo“, dichiara il Capitano Jarek Klimczak, Senior Marine Risk Consultant, AGCS.
Oltre a influire sugli investimenti per la manutenzione delle navi, l’esigenza di riduzione dei costi può peggiorare le condizioni dell’equipaggio, la sicurezza dei passeggeri e le operazioni di salvataggio.
AGCS ha assistito, nell’ultimo decennio, ad un aumento nelle richieste di indennizzo dovute alla “stanchezza”: con un equipaggio ridotto al livello minimo possibile e la previsione di una diminuzione del personale, la necessità di turni di lavoro più lunghi potrebbe inasprire il problema. Nel frattempo, la formazione in alcune aree rimane inferiore alla media, come nel caso della navigazione elettronica, che non deve essere vista come una panacea ma come strumento complementare.
Anche se sono stati compiuti progressi importanti nel campo della sicurezza dei passeggeri nelle navi, rimangono delle preoccupazioni soprattutto per i viaggi non internazionali. Alcune parti dell’Asia sono molto lontane rispetto agli standard internazionali, come dimostra il numero di recenti perdite di traghetti nelle acque del sud est asiatico. La pressione sui profitti mette a rischio la programmazione della manutenzione.
Salvataggio delle “mega-navi” e affondamento di navi a causa di uragani
L’esigenza di navi container sempre più grandi ha visto la capienza dei grandi cargo aumentare del 70% in dieci anni, fino a contenere oltre 19.000 container. A febbraio del 2016, la “mega-nave” CSCL Indian Ocean è rimasta incagliata per vari giorni nel fiume Elba, in Germania, facendo nascere molte domande sulla possibilità di un incidente più grave. Si teme che le pressioni commerciali nel settore del salvataggio abbiano ridotto la facilità di accesso di chi effettua il recupero in mare. Il settore potrebbe doversi preparare ad uno scenario di perdite totali di oltre 1 miliardo di dollari.
Inoltre il rapporto mette in evidenza che gli eventi meteo eccezionali stanno diventando più frequenti, provocando rischi ulteriori e danni alle supply chain. Quest’anno si stima che l’effetto di un “super” El Niño possa provocare ulteriori disagi dovuti alle condizioni meteo estreme. Il cattivo tempo è stato, lo scorso anno, la causa di 3 delle 5 peggiori perdite di navi, incluso uno dei più grandi disastri marittimi commerciali negli USA da decenni, ovvero quello di El Faro. “Il fatto che gli uragani provochino l’affondamento di navi è preoccupante“, afferma Sven Gerhard, Global Product Leader Hull & Marine
Liabilities, AGCS. “Notiamo che gli eventi dovuti a catastrofi naturali sono più frequenti e gravi. Le condizioni meteo continueranno ad essere un elemento essenziale della navigazione sicura delle navi“.
Il rischio informatico si evolve, la pirateria aumenta 

Un altro rischio rilevante è legato alla sempre maggiore dipendenza che il settore marittimo ha nei riguardi della tecnologia interconnessa. L’esposizione al rischio informatico va ben oltre la perdita dei
dati. Vi sono già stati molti incidenti informatici, e i progressi tecnologici, incluso “Internet of Things” (IoT) e la navigazione con strumentazione elettronica, fanno sì che il settore abbia solo pochi anni a disposizione per prepararsi al rischio di una perdita di navi. “I pirati informatici stanno già approfittando delle falle nella cyber-sicurezza e mirano al furto di particolari cargo“, dichiara il Capitano Andrew Kinsey, Senior Marine Risk Consultant, AGCS. “l’impatto informatico non può essere però sopravvalutato: non è ancora possibile hackerare un sestante!“.
Nel 2015, per la prima volta in 5 anni, gli attacchi degli hacker hanno arrestato la fase di calo1: gli attacchi nel sud est asiatico sono aumentati, e hanno rappresentato il 60% di tutti gli incidenti. Anche in Vietnam sono aumentati rispetto all’anno precedente.
Altri rischi identificati nel Rapporto comprendono:

  • Emissioni più basse, una minaccia alla sicurezza
    • Vi sono state implicazioni inattese sulla sicurezza derivanti dalla tendenza del settore marittimo a ridurre le emissioni, che ha provocato problemi energetici per via di un aumento nell’uso di combustibili a bassissimo contenuto di zolfo. AGCS ha rilevato un aumento nella richiesta di indennizzi di macchinari legati al combustibile.
  •  Aumento di incidenti nell’Artico
    • Nel 2015 ci sono stati oltre 70 incidenti marittimi nelle acque del Circolo polare artico, con un aumento di quasi il 30% rispetto all’anno precedente, il numero più alto registrato nel corso di un decennio. L’introduzione del Codice Polare è molto apprezzato, ma permangono i problemi di sicurezza riguardo alle best practice e alla ripulitura.

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