Come sono “cattive” le compagnie

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20 maggio 2016 di ilbroker

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Bentornati all’appuntamento con la rubrica Come sono “cattive” le compagnie.

Nella precedente uscita abbiamo parlato di circolazione dei veicoli con targa straniera e abbiamo visto quali siano gli obblighi che incombono su chi li pone in circolazione sul territorio italiano.

In questo numero parleremo invece dell’attestato di rischio, documento ora non più cartaceo ma digitale, che ha creato non pochi problemi alle imprese di assicurazioni nel corso del 2015.

IVASS

Non solo problemi per le compagnie, infatti l’attestazione sullo stato di rischio, insieme al contrassegno, è stato uno dei documenti più falsificati in ambito RC Auto. Questo perché, attraverso un falso attestato di rischio che alterava la reale classe di merito universale (CU), si potevano ottenere premi assicurativi molto più bassi rispetto a quelli dovuti.

Per contrastare queste frodi, all’inizio del 2015 è stato posto in pubblica consultazione quello che sarebbe poi diventato il Regolamento n.9 del 19 Maggio 2015 “Recante la disciplina della banca dati attestati di rischio e dell’attestazione sullo stato del rischio (…) – Dematerializzazione dell’attestato di rischiodi cui vi avevamo dato notizia in un articolo pubblicato lo scorso Maggio.

Qual è la motivazione per la quale venivano comminate le sanzioni alle compagnie?

punto interrogativo

La risposta è molto semplice: la trasmissione al cliente di un’attestazione sullo stato di rischio errata.

A questo la risposta crea una seconda domanda, sulla quale ci soffermeremo un po’ di più, ovvero: Come è possibile che venga emesso un attestato non conforme alla realtà dei fatti?

Per rispondere utilizzeremo un esempio pratico che renderà più comprensibile quali siano le dinamiche che possono portare ad una differente attestazione sullo stato di rischio e le soluzioni che le compagnie possono adottare per evitare le sanzioni. Occorre però fare una precisazione sul periodo di osservazione, ovvero il tempo preso in esame dalla compagnia per il calcolo dei sinistri relativi a quell’anno.

Osservazione anno1

La grafica fa immediatamente notare come il primo anno non sia composto da dodici mesi. Questo perché dovendo fornire l’attestato di rischio entro 60gg dalla scadenza, e considerando il tempo per l’elaborazione e la spedizione del documento, il periodo di osservazione riferito al primo anno ha durata di soli 9 mesi.

Osservazione anno2

Diverso sarà nel secondo e negli anni successivi al primo quando l’assicuratore, considererà anche i mesi dell’anno precedente raggiungendo alla fine dell’anno successivo al primo i dodici mesi completi.

Immaginiamo quindi che un assicurato, che non abbia causato incidenti nel corso dell’annualità in esame e che si veda recapitare un attestato di rischio contenente un sinistro con responsabilità principale. La grafica sottostante riassume l’iter a cui l’assicurato farà riferimento per ottenere la corretta attestazione del suo rischio.

percorso

Come si può notare i punti cruciali di questo processo, e che quindi possono generare la sanzione, sono principalmente la mancata rettifica dell’errata attestazione sullo stato del rischio o il mancato invio, entro i termini previsti, di idonea documentazione richiesta dall’assicurato. Oltretutto la sanzione prevista è molto importante dal punto di vista economico e i numeri delle violazioni sono importanti.

Infatti, analizzando i dati riferiti al primo trimestre dell’anno in corso con quelli del 2015, possiamo notare come in realtà il trend non sia particolarmente favorevole anche se è doveroso segnalare come nel mese di marzo ci sia stata una riduzione delle sanzioni legate a questo tema.

trend

Nella prossima uscita affronteremo un tema molto sentito e attuale ovvero le lesioni ai terzi trasportati. Affronteremo un caso pratico analizzando come la compagnia dovrebbe muoversi senza incappare in sanzioni da parte dell’ OdV.

Per chi volesse approfondire qualche aspetto o porre qualche domanda, sono disponibili i nostri consueti canali ovvero indirizzo mail postmaster@ilbroker.it oppure lo spazio commenti al fondo di ogni articolo.

Buona lettura a tutti e alla prossima uscita,

Federico Savoca.

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