Ha un malore in autostrada, l’Autopilot della sua Tesla lo “accompagna” in ospedale

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10 agosto 2016 di ilbroker

Dopo essere finito nel mirino per la morte di un uomo in un incidente stradale, il sistema Autopilot della Tesla torna a occupare le cronache, questa volta però per avere contribuito a salvare la vita a un uomo consentendogli di arrivare all’ospedale nonostante un’embolia polmonare in corso. L’azienda di Elon Musk, lo ricordiamo, ha sempre precisato che l’Autopilot, sul mercato dallo scorso ottobre, è un aiuto alla guida e non un vero e proprio sistema di guida autonoma: l’automobilista dovrebbe sempre essere in grado di riprendere il controllo del mezzo. L’episodio raccolto dai media americani dimostra che alcuni automobilisti prendono il rischio di affidandosi completamente all’auto: ma la storia ha un lieto fine e merita di essere raccontata. 
Il protagonista è Joshua Neally (nella foto sopra), avvocato 37enne di Springfield, nello Stato americano del Missouri, che qualche settimana fa stava tornando a casa dal lavoro percorrendo la Highway 68 a bordo del suo Suv elettrico Model X nuova di zecca (soprannominata Ender, come il protagonista del romanzo sci-fi “Il gioco di Ender”) quando ha avuto un malore: difficoltà a respirare e un dolore fortissimo e improvviso, ha raccontato alla tv locale KY3, sottolineando che in quelle condizioni non sarebbe mai riuscito a guidare.  
Invece di accostare e chiamare un’ambulanza, cosa che, ha poi spiegato alla rivista Slate , gli ha comunque attraversato la mente in quei frenetici attimi di panico, Nelly ha quindi deciso di affidarsi alla sua auto, cui ha “passato il volante” sino all’uscita autostradale del più vicino ospedale di Branson, dove ha ripreso il controllo ed è riuscito a guidare per un paio di isolati sino al pronto soccorso. 
Negli oltre 30 km che lo separavano dall’uscita, la Tesla ha mantenuto l’auto in carreggiata, evitando gli ostacoli e rallentando e frenando quando necessario, mentre Nelly cercava di tenere sotto controllo un dolore che “sembrava un palo d’acciaio rovente piantato nel petto”, come ha raccontato anche alla moglie, cui ha telefonato per spiegare la situazione mentre l’auto procedeva in autonomia lungo la trafficata highway. Arrivato da solo nel parcheggio dell’ospedale, è stato subito soccorso dai medici, che gli hanno diagnosticato un’embolia polmonare (un coagulo di sangue potenzialmente letale perché in grado di ostruire le arterie) e hanno sottolineato tutta la sua fortuna “nell’essere ancora vivo”. 
La storia di Nelly riapre il dibattito sull’utilità e la sicurezza dei sistemi di guida autonoma, in particolare di quello della Tesla, che lo scorso maggio aveva suscitato ansia e perplessità dopo l’incidente in cui ha perso la vita Joshua Brown, andato a sbattere con la sua Model S contro un camion che gli ha tagliato la strada perché né lui, né il software di guida automatica hanno riconosciuto l’ostacolo e dunque frenato. L’errore di Brown, probabilmente, è stato quello di affidarsi completamente a un sistema che è stato omologato e venduto per supportate l’automobilista “umano”, e non per sostituirlo. 
Sull’accaduto, e per accertare l’esatta responsabilità di Tesla e del suo Autopilot, aveva aperto un’inchiesta la National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa), ma a oggi sono numerosi gli episodi registrati in cui proprio l’Autopilot è riuscito a prevenire incidenti anche fatali individuando ostacoli sul percorso e frenando in tempo. “Non sarà mai perfetto, nessuna tecnologia lo è”, ha detto Neally, “ma credo che sia qualcosa in grado di rendere l’auto migliore, e più sicura”. 

FONTE: La Stampa

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