Gli Italiani e le Assicurazioni

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4 settembre 2016 di ilbroker

Pesano le cattive esperienze per il risarcimento danni e il fastidio verso argomenti «scabrosi»
Una situazione sconfortante. Il sondaggio condotto in esclusiva da IPR-Marketing, istituto demoscopico diretto da Antonio Noto, per Plus 24 questa settimana conferma pienamente le indicazioni sulla scarsa cultura assicurativa degli italiani. Se da un lato infatti molti ritengono alcuni tipi di assicurazione assolutamente da avere, sono poi pochi a sottoscriverle veramente. E quanto al budget da dedicare alle coperture assicurative, non si va oltre i 100 euro mensili: tetto indicato dal 43 per cento degli intervistati.
Se si vedono infatti i numeri del sondaggio, assicurazioni sulla vita e invalidità sono ritenute assolutamente da avere dal 62 per cento del campione. E relativamente alto è anche il dato delle polizze previdenziali: il 38 per cento. All’ultimo posto la casa, con il 24 per cento. Anche se i numeri per le diverse classi di età sono piuttosto vicini, i giovani registrano il valore più alto per le polizze previdenziali, gli over 55 per vita e invalidità. Ma quando si va a vedere quali polizze sono state sottoscritte effettivamente, il valore più elevato è quello delle polizze di protezione mutuo, eppure il valore è molto basso, il 16 per cento. Ritenendo che molti di questi ultimi abbiano indicato come da avere l’assicurazione sulla casa, tolto chi ha un mutuo, a sentire l’esigenza di proteggere il proprio immobile è una porzione estremamente ridotta della popolazione. Tenendo conto che il sondaggio è stato fatto nel periodo in cui le cronache sono purtroppo monopolizzate dal terremoto nel centro dell’Italia, si deve concludere che la sensibilità è veramente scarsa.
Nella non entusiasmante classifica delle polizze sottoscritte, al secondo e al terzo posto ci sono le coperture per caso morte e per infortunio. In tutto non si arriva a un quarto della popolazione, ma tutto sommato si può ascrivere a una moderata sensibilità. Un terzo buono invece non ha nessun referente per la consulenza assicurativa, per il resto prevale il ricorso all’agente o ai siti internet.
A pesare su tutto questo non può non essere il giudizio pesantemente negativo sul servizio ricevuto in caso di risarcimento: il 59% esprime un giudizio poco favorevole per come si sono comportate le compagnie in caso di risarcimenti. Il fatto che solo uno su cinque si dica soddisfatto non è un buon indice e le compagnie stesse farebbero bene a tenerne conto. Perché chi sottrae risorse al consumo, in una fase in cui molti hanno difficoltà a fare quadrare i conti già sotto quell’aspetto, poi non può trovarsi di fronte a continui cavilli o all’emergere di clausole ed esimenti dal pié di pagina dei contratti.
Ci sono poi aspetti culturali. Si diceva un tempo: «A pagare e a morire c’è sempre tempo». E questo sembra l’atteggiamento prevalente, da quanto emerge dal sondaggio. È il 53% degli intervistati afferma di affrontare con “disagio e fastidio” il tema della copertura su decesso, perdita di autosufficienza, danni ai beni e furti. Solo il 12% dichiara apertamente di non provare nessun disagio su questo tema. Stranamente “fastidio e disagio” prevale tra i più giovani (c’è sempre tempo) mentre si riduce sensibilmente tra gli over 55. E ancora più stranamente, data la stereotipata geografia della scaramanzia italica, i più “spaventati” stanno al nord.
Molto prevenuti sembrano gli intervistati, nonostante il periodo mediaticamente dominato dalle notizie sul terremoto, per quanto riguarda una polizza obbligatoria sulle catastrofi naturali. Il 52% preferisce gli incentivi fiscali all’obbligo di legge. E il numero dei favorevoli, sia pure in presenza di una messa in sicurezza del territorio, equivale (20%) a quello di coloro che rifiutano quella che per loro rappresenta una nuova tassa sugli immobili.

FONTE: Plus 24

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