Come funzionano le assicurazioni dei razzi spaziali?

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16 settembre 2016 di ilbroker

L’incidente occorso al Falcon 9 di SpaceX lo scorso 1 settembre ha portato alla luce una questione forse venale ma non trascurabile, strettamente legata al proliferare dei voli spaziali commerciali: se qualcosa va storto, chi paga?
 

Il razzo di Elon Musk stava infatti portando in orbita un satellite israeliano di proprietà della Spacecom del valore di 195 milioni di dollari, andati letteralmente in fumo al momento dell’incidente.

 

La questione su chi deve rimborsare chi è piuttosto complessa e coinvolge un’intricata ragnatela di contratti tra agenzie spaziali, costruttori del satellite, trasportatori, futuri utilizzatori (tra cui Facebook e la NASA) e, ovviamente, la stessa SpaceX.

 

Ma responsabilità a parte, che dovranno essere accertate senza ombra di dubbio prima che qualcuno sganci un centesimo, la vicenda ha portato alla luce l’inadeguatezza degli attuali strumenti assicurativi rispetto a un mercato che sta nascendo proprio in questi anni, spiega un articolo di Tim Fernholz su Quartz.

LE REGOLE DEI PRIVATI. Fino ad oggi infatti i principali protagonisti della corsa allo spazio sono stati i governi, proprietari sia dei satelliti sia dei sistemi di lancio e messa in orbita. Una protezione finanziaria che tutelasse gli investimenti in caso di incidente non è mai stata una priorità della politica.


In effetti assicurare le attività spaziali è piuttosto complesso: il normale business delle assicurazioni si basa sulla prevedibilità matematica di certi eventi basata su grandi volumi. Per esempio, nel caso delle polizze furto, sulla probabilità che un appartamento in una certa zona possa essere svaligiato dai ladri.

 

Il business dello spazio è l’esatto opposto: ogni anno si registrano poche decine di eventi (i lanci) il cui valore unitario è altissimo e dove i modelli di previsione del rischio sono inapplicabili.

CONTI IN ROSSO. Gli ultimi anni non sono stati particolarmente felici per le compagnie che hanno assicurato le missioni spaziali: secondo i dati pubblicati dall’ OCSE solo nel 2013 hanno dovuto pagare 800 milioni di dollari di indennizzi contro 775 di premi raccolti.

 

Principale voce di costo i 3 satelliti per telecomunicazioni andati persi nel Pacifico a causa di errore dei sensori di guida del razzo russo Proton che li stava portando in orbita. E gli anni precedenti non sono andati certo meglio.
Ciò che viene comunemente assicurato in questo business non sono i vettori spaziali, che a parte SpaceX sono solitamente “monouso”, ma il carico tecnologico che portano nello spazio: non solo l’hardware e il software di satelliti e apparecchiature varie ma anche il valore dei contratti legati all’uso che ne faranno altre aziende, per esempio le televisioni o gli operatori di telecomunicazioni.
Le polizze che vengono comunemente sottoscritte in questo mercato sono due: polizze di lancio, che coprono il satellite dal momento dell’accensione dei motori fino a quando viene messo correttamente in orbita, e poi polizze “orbitali” che tutelano gli operatori da eventuali guasti (se cade la connessione via satellite durante la finale di mondiali di calcio qualcuno deve rimborsare telespettatori e investitori pubblicitari).

 

Lo scorso 1 settembre il vettore Falcon X di space X è esploso sulla rampa di lancio distruggendo il proprio carico per centinaia di milioni di dollari.

CLAUSOLETTA MALEDETTA. Da notare che questo tipo di polizze non copre le operazioni immediatamente precedenti al lancio come il test dei motori che ha causato l’esplosione dell’ultimo Falcon 9.

 

Ma va anche sottolineato come nessuno sia solito imbarcare il carico sui vettori spaziali in questa fase della procedura di lancio: l’unica a farlo sembra sia proprio Space X, con l’obiettivo di ridurre i tempi morti e le attese. Ma quindi? I LLoyds che hanno assicurato il satellite israeliano, rimborseranno mai la Spacecom?
L’azienda è convinta di sì, perchè la polizza da 285 milioni di dollari sottoscritta con la compagnia londinese li copre contro ogni evenienza, prima e dopo il lancio.
GIRO GRATIS. SpaceX dal canto suo si è detta disponibile a risarcire Spacecom dei 50 milioni di dollari del contratto di messa in orbita o a offrire all’azienda un trasporto gratuito nel futuro. La questione ora è meramente economica.

 

Gli incidenti nella fase di prelancio sono rarissimi, l’ultimo risale al 1959, ma quello del 1 settembre ha gettato l’intera industria aerospaziale nello scompiglio. A meno che SpaceX non riveda le proprie procedure e riesca a convicere tutti che il problema non si ripeterà, c’è il rischio concreto di un’impennata dei premi assicurativi che potrebbe mettere in crisi l’intero mercato.

 

E quindi lo stesso business di SpaceX che, oltretutto, riciclando i razzi espone i carichi dei propri clienti a rischi più elevati.

FONTE: Focus

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