NUOVA RUBRICA: SANITÀ INTEGRATIVA E MUTUO SOCCORSO di Massimiliano Rosa

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12 ottobre 2016 di ilbroker

Polizza SanitariaCome anticipato nelle scorse settimane parte oggi la rubrica “Sanità Integrativa e Mutuo Soccorso”. Sono particolarmente felice di tornare a dare il mio contributo sulle pagine de Il Broker, testata alla quale sono molto legato e che ringrazio per avermi proposto di gestire questa rubrica mensile.

Oggi il tema della sanità integrativa, in tutte le sue declinazioni, dalla spesa delle famiglie fino al welfare aziendale, è sempre più sotto ai riflettori, ma cerchiamo di capire perché partendo dai macro-fattori di scenario che determinano il crescere dell’esigenza.

La crisi economica, ormai perdurante da 10 anni, e quindi divenuta sistemica, unitamente al forte indebitamento dello Stato italiano, hanno determinato, e sempre più determineranno, una forte contrazione della spesa pubblica destinata alla Sanità.

Basti, in proposito, considerare il fatto che oggi il Servizio Sanitario Nazionale riesce a malapena a coprire il 70% delle prestazioni richieste dal cittadino.

Polizza SanitariaD’altronde la popolazione italiana sta progressivamente invecchiando ed è quindi sempre più bisognosa di cure. Ciò senza contare i massicci flussi migratori che portano nuovi pazienti i quali, spesso, provengono da paesi ove mai hanno avuto la possibilità di curarsi e portano con se le patologie più svariate che ricadono inevitabilmente sul nostro Sistema Sanitario del quale beneficiano senza, peraltro, aver versano un corrispettivo in termini fiscali.

Le conseguenze, drammatiche, sono sotto gli occhi di tutti, ma soffermiamoci ad analizzarne le principali:

 

  • Taglio delle prestazioni – Vedremo nel prosieguo dell’articolo come questo sia progressivo e come, anche per il 2017, non ci si debba aspettare niente di buono;

 

  • Elevato costo del Ticket – Con il declino della sanità pubblica stanno nascendo innumerevoli nuove strutture private che praticano prezzi molto aggressivi. Capita così che spesso il costo della prestazione erogata privatamente e il costo del ticket dovuto al SSN tendano ad omogeneizzassi;

 

  • Liste di attesa troppo lunghe – Qui c’è poco da commentare visto che in alcune regioni per una TAC occorrono 8, 10 o addirittura 12 mesi. C’è invece da riflettere sulla differenza, vita o morte in molti casi, tra il diagnosticare precocemente oppure tardivamente una grave patologia;

 

  • Prenotazioni CUP delocalizzate – Una misura di efficienza, la stessa misura che in una futura macro-regione ci potrà portare a eseguire il nostro esame di alta diagnostica magari 100, 200 o 300 Km da casa;

 

  • Inadeguatezza delle strutture – E’ sotto gli occhi di tutti, basti pensare, a puro titolo esemplificativo che con l’ultimo terremoto abbiamo scoperto che più del 70% degli ospedali italiani non sono antisismici;

 

  • Scarsità dei macchinari e scarsa manutenzione – Effetto che anche in presenza di apparecchiature sofisticate le rende spesso inaccessibili;

 

  • Scarsa qualità delle prestazioni – I medici italiani sono tra i migliori del mondo ma il nostro Sistema Sanitario li sta trasformando in burocrati impossibilitati a prescrivere e fortemente demotivati;

 

  • Episodi di malasanità – Che purtroppo non fanno più notizia ormai.

 

Questo scenario determina inevitabilmente una situazione nella quale i cittadini italiani devono, e sempre più dovranno, mettere mano al portafoglio provvedendo di tasca propria a prevenzione, diagnostica e cura.

Polizza SanitariaUn indicatore sintetico di tale situazione sono le spese “out of pocket”, ovvero “di tasca propria”, sostenute dagli italiani che hanno raggiunto, nel 2015, i 568,70 € procapite (Fonte: Elaborazioni RBM Salute – Previmedical). Importante sapere che nel 2013 erano 484,90 € e nel 2014 530,29€.

Sembra quindi inarrestabile il trend si ribaltamento della spesa sanitaria sulle famiglie italiane.

Anche osservando il susseguirsi delle “Leggi di Stabilità” è facile intuire come vi sia una progressiva limitazione delle prestazioni erogate.

Basti pensare a quanto accaduto a fine 2015 con il cosiddetto “Decreto Appropriatezza Prescrittiva” – D.M. 09/12/2015 che, seppur ammorbidito a seguito delle proteste dei medici, individua ben 208 prestazioni specialistiche a prescrizione limitata e prevede sanzioni per i medici che non si attengono alla prescrizione ministeriale.

Con tale Decreto la prevenzione, sulla quale per anni si è fortemente puntato negli ultimi 20 anni, viene fortemente limitata poiché l’accesso alla diagnostica richiede ora in molti casi sintomi di particolare gravità oppure precedenti diagnosi che la rendano necessaria.

Ma non finisce qui. Già si parla infatti delle nuove misure previste per il 2017 che si concentreranno sull’introduzione di nuovi ticket sanitari per gli italiani. Con il varo dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) – ovvero le cure e prestazioni garantite ai cittadini gratuitamente o con compartecipazione alla spesa – varie prestazioni di piccola chirurgia finora gratuite, dall’intervento per la cataratta a quello per il tunnel carpale, diventeranno infatti a pagamento, oltre all’introduzione di altre prestazioni ambulatoriali sempre con ticket.

Insomma, la situazione è molto difficile e i cittadini italiani, volenti o nolenti, dovranno presto rendersi conto del fatto che il Servizio Sanitario Nazionale non può più dare tutto a tutti come faceva un tempo.

In qualche modo quindi dovremo provvedere a noi stessi come già si fa, ad esempio, nei paesi di cultura anglosassone.

Eppure le compagnie di assicurazioni ancora sembrano non essersene rese conto e, ad eccezione delle due compagnie specialist di riferimento, RBM Salute e Unisalute, continuano ad applicare condizioni assai penalizzanti per il cittadino che sembrano sinceramente volte a scoraggiare l’accesso alle soluzioni assicurative.

Ma se ci pensiamo, considerando anche solo i quasi 570 € all’anno che ciascuno di noi, mediamente, sborsa per coprire prestazioni non garantite dall’SSN, con 60 milioni di abitanti stiamo parlando di un mercato potenziale da circa 35 miliardi che, guarda caso, è, grosso modo, il valore di tutti i rami danni, RCA inclusa, messi insieme.

Massimiliano RosaEcco perché il tema della Sanità Integrativa e del Mutuo Soccorso ci dovrebbero interessare, non solo come privati cittadini, ma anche in qualità di intermediari assicurativi.

Vi aspetto su queste pagine il prossimo mese per continuare ad approfondire l’argomento…

Massimiliano Rosa

12 thoughts on “NUOVA RUBRICA: SANITÀ INTEGRATIVA E MUTUO SOCCORSO di Massimiliano Rosa

  1. Marco Greco ha detto:

    Nell’articolo non si parla di Società Generali di Mutuo Soccorso, cita solo due compagnie di assicurazioni. Credo che il suo intervento dovrebbe essere focalizzato sulle tante SGMS che contribuiscono ad aiutare i loro soci attraverso sussidi completi ed una rete capillare di strutture e professionisti convenzionati.

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    • ilbroker ha detto:

      trattandosi di una rubrica mensile in questo primo numero abbiamo introdotto il problema. Nelle prossime uscite andremo ad approfondire tutti gli altri argomenti incluso quello delle SMS.

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  2. molto interessante ha detto:

    molto interessante

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  3. E’ vero che alcune compagnie assicurative stanno cercando di “ammorbidirsi”; basta pensare che recentemente è stato lanciato un fondo no profit all’Health Insurance Summit, “Assi” (Assicurazione Sanitaria Sociale Integrativa). Penso che sia più che altro un tentativo di ottenere le stesse agevolazioni e lo stesso trattamento fiscale che spetta alle società di mutuo soccorso. Che continuano però ad essere molto diverse, e ad ispirarsi a valori che con le assicurazioni hanno poco a che vedere, come la solidarietà e la reciprocità.
    Vorrei solo ricordare, certa che comunque presto il tema verrà trattato nella Sua rubrica, che parte dei contributi associativi versati a società di mutuo soccorso sono detraibili dalle imposte. Certo un grande vantaggio per il cittadino che decide di diventare socio. Chiaramente le assicurazioni si sentono fiscalmente sfavorite. Peccato che, a parte qualche tentativo, come quello dell’Assi, lanciato pochi giorni fa, restino comunque grandi differenze: non basta tutto d’un tratto, lanciare un fondo che ha la parola “sociale” nel suo nome, per eliminare lo scopo di lucro, o le “barriere” all’ingresso”. Continuerò certamente a seguire con grande interesse la Sua rubrica, cordiali saluti.

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    • ilbroker ha detto:

      Gentilissima Signora Izzo,

      certamente come lei evidenzia il portato storico e valoriale delle Società di Mutuo Soccorso le rende interlocutori particolarmente credibili nei confronti delle istituzioni.
      E’ d’altronde lampante il fatto che lo Stato Italiano, già da molti anni, ha identificato le Società di Mutuo Soccorso, così come le Casse Sanitarie, come soggetti che possono ben supportare la nascita di un terzo pilastro della Sanità cosa che, ad oggi, le Compagnie di Assicurazioni non sono state in grado di fare.
      Proprio questa valutazione giustifica gli incentivi fiscali (detrazione del 19% fino a vecchi 2,5 milioni di Lire per i privati che sottoscrivono un Sussidio Malattia e deduzione integrale come costo del lavoro per le aziende che istituiscono, tramite una SMS, una Cassa Sanitaria per i propri dipendenti) che lo Stato offre ai Soci delle Società di Mutuo Soccorso.
      L’aspetto che meriterebbe una riflessione approfondita è però quello del modello di gestione delle Società di Mutuo Soccorso. Autogestione o affidamento della Gestione Economica a primarie Compagnie di Assicurazione come peraltro consentito dalla Legge? Questo sicuramente uno dei temi più delicati che andremo ad approfondire nel corso dei grossi i mesi.

      Cordiali saluti.

      Massimo Rosa

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      • Sono curiosa in effetti di vedere come sarà affrontato su questa rubrica l’argomento. Una società di Mutuo Soccorso ha bisogno di una grande assicurazione alle spalle per funzionare? Io non credo. E abbiamo tantissimi esempi che ce lo dimostrano: molte realtà che funzionano bene, avvalendosi della forza di tutti i loro associati, del valore della reciprocità e della solidarietà. Ci sono Società di Mutuo Soccorso le cui dimensioni garantiscono quella sicurezza tanto richiesta dalle compagnie di assicurazioni, e al pari delle compagnie assicurative istituiscono fondi di garanzia. Sono comunque sottoposte alla vigilanza degli organi di controllo e da sempre, addirittura prima del SSN, operano per dare ai propri soci ciò che non veniva riconosciuto da nessuno, men che meno dalle compagnie assicurative. Proprio per questo hanno sempre operato con il favore del legislatore, perché di fatto insieme a fondi e casse rappresentano il vero secondo pilastro, integrativo e a volte sostitutivo del SSN.
        Io sono a favore della mutualità pura, di una Società di Mutuo Soccorso che agisce senza scopo di lucro, operando solo nel pieno interesse dei suoi associati. Una realtà in cui i soci si sostengono l’un l’altro, a cui a tutti è permesso aderire, senza distinzioni di età o di storia clinica. È proprio questo che permette alla società di mutuo soccorso di garantire un sussidio e una copertura sanitaria a tutti gli associati.
        Fa comodo al mondo assicurativo portare avanti il modello di mutualità spuria, in cui mutualismo e attività commerciale vanno a braccetto, e in cui è fondamentale il ruolo di supporto di una compagnia di assicurazione. Fa comodo perché è un mondo che le assicurazioni vogliono invadere.
        Cordiali saluti

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      • ilbroker ha detto:

        Gentile Signora Izzo,

        i modelli di gestione delle società di mutuo soccorso sono molteplici. Come previsto dalla Legge si spazia infatti dall’autogestione pura al totale affidamento della gestione economica a compagnie di assicurazioni.
        All’interno di questi due modelli, e di tutte le loro varianti intermedie, possiamo agevolmente identificare realtà che operano con grande serietà ed altre dalle modalità di gestione più o meno discutibili.
        L’obiettivo di questa rubrica non è quello di sposare un modello o l’altro – premesso che tutti i modelli hanno pregi e difetti – ma di analizzare gli scenari e valutare le diverse possibilità a partire dal presupposto che oggi gli strumenti per fare sanità integrativa sono fondamentalmente tre: le assicurazioni, il mutuo soccorso e le casse sanitarie aziendali. Questi sono gli argomenti di cui parleremo evitando possibilmente ogni presa di posizione ideologica.

        Grazie e cordiali saluti.

        Massimo Rosa

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  4. Allora aspetto con curiosità i prossimi post. Grazie a lei, le auguro una buona serata,

    Lavinia Izzo Ferrato

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  5. Buongiorno sig. Rosa,
    A quando un nuovo post della sua rubrica?

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  6. […] scorso articolo (LINK) abbiamo analizzato lo scenario della Sanità Pubblica in Italia. Ne emerge drammaticamente un […]

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  7. Carissimo Massimo, un articolo molto interessante e ben fatto. Complimenti!

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